Ekspansi: un'intervista con Gaia Invernizzi

Novembre 26, 2022

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Profondamente impegnata nella costante ricerca di innovazione, Framis Italia è sempre pronta a supportare i giovani designer nel plasmare il futuro della moda.

Recentemente, abbiamo fatto una chiacchierata con Gaia Invernizzi, giovane designer di talento con cui abbiamo collaborato per realizzare un progetto che offre una profonda riflessione sulla percezione di sé, del corpo e della forma.

Ciao Gaia, raccontaci qualcosa di te!

Sono Gaia Invernizzi, ho 21 anni e vengo da Bergamo, città in cui ho sviluppato un interesse nei confronti dell'arte grazie anche al percorso di studi intrapreso al liceo. Di riflesso, ho iniziato a sperimentare con nuovi mezzi espressivi che andassero oltre la pittura e la scultura, stabilendo un primo legame con la moda che ha influenzato anche la scelta universitaria.

Attualmente sono laureanda in fashion design all’Istituto Europeo di Design di Milano. Da anni porto avanti una ricerca basata sullo studio del corpo e della forma, delle sue possibili alterazioni e capacità di sviluppo e di modifica. Attraverso i capi, infatti, il corpo può scoprire forme nuove e non convenzionali che soggettivamente vengono accettate con difficoltà.

Ekspansi è la collezione che hai portato in passerella durante Milano Moda Graduate 2022, sfilata annuale promossa da Camera Nazionale della Moda Italiana in apertura della Milano Fashion Week. Quali sono le caratteristiche di questo progetto?

Guardarsi e non conoscersi, guardarsi e non accettarsi. Un corpo, una massa irregolare, la deformazione costante.

Sulla base di ciò si sviluppa la dismorfofobia: patologia che ostacola il rapporto con la propria persona andando a modificare quella che è la percezione del corpo e della forma. Questo genere di patologia crea delle ansie sociali che portano il soggetto a chiudersi in sé.

Ekspansi (espandersi, prendere spazio) è un progetto che prendendo in analisi questa situazione - sempre più diffusa - ha dato vita ad una collezione con il fine di adattarsi alle forme ma soprattutto di potersi modificare in modo tale da rendere la persona libera di sceglierne l'utilizzo a seconda delle circostanze e del volere personale.

I volumi ricorrenti non seguono le linee del corpo, ma si discostano creando un ‘non corpo’ che si adagia su quello che viene visto come sostegno. Dopo un primo contatto con l’abito si percepisce la facilità con cui ci si riesce a muovere ed a rapportarsi con lo spazio liberamente. Tutto acquista una nuova forma nel momento in cui si desidera sfruttare tutte le funzioni e le possibilità che un capo possiede.

Ricerca e Sviluppo sono concetti sempre più presenti nell'immaginario collettivo della moda. Quale ruolo hanno avuto la ricerca e lo sviluppo di materiali, finiture e textures all’interno del progetto?

La stessa possibilità di deformare il capo viene evidenziata da manipolazioni con strutture interne in fil di ferro (modificabili a piacere) e bruciature, ma anche da tessuti realizzati tramite accoppiatura di tre strati differenti. Ne risulta una mano irregolare e un effetto scultoreo. Al contempo ho deciso di utilizzare tessuti tecnici che possiedono differenti prestazioni: effetti riflettenti, termosensibili, memory e scriventi.

Viene inoltre sfruttata la tecnologia innovativa delle zip, che permette l’apertura dei capi anche solo attraverso una leggera forza applicata al cursore.

Per quanto riguarda le finiture, ho alternato punti a mano, per conferire una visione più sartoriale, ai tape termoadesivi di Framis Italia sia per le proprietà tecniche che per la precisione e la pulizia che conferiscono al capo.

Quali caratteristiche dei tape termoadesivi ti hanno spinto ad utilizzarli all’interno del tuo progetto?

A dire il vero, non c’è una singola caratteristica che mi ha portata ad optare per l’utilizzo dei tape sui miei capi, piuttosto un insieme di tante.

Ad indirizzare la scelta verso i nastri termoadesivi è stata infatti proprio la loro versatilità, che mi ha consentito sia di sfruttarne l’impermeabilità e la resistenza all’aria per cui vengono solitamente utilizzati, sia di dare maggiore solidità alle cuciture e alla struttura in generale - un aspetto fondamentale quando si parla di capi che possono essere manipolati e trasformati continuamente.


Non da ultimo, applicando il tape ad un capo si può ottenere una finitura più pulita, creando allo stesso tempo un pattern che ne mostra la costruzione e gli incastri. Nel mio caso, grazie ad alcuni tessuti semitrasparenti, in alcuni punti questo pattern è visibile anche esternamente.

Come hai conosciuto Framis Italia e la Bonding Technology?

Già dalle prime fasi del progetto ho capito che, per far sì che i miei capi potessero trasformarsi ed adattarsi al corpo di chi li indossa, avrei dovuto progettarli e costruirli dando particolare attenzione alla resistenza. La scelta è ricaduta sulla bonding technology, che avevo già visto applicata in diversi capi - di designer affermati e non - e tramite varie ricerche ho scoperto Framis Italia e il rapporto di costante collaborazione che l’azienda ha con studenti e designer emergenti.

La collaborazione è cominciata in maniera fluida e del tutto naturale e mi ha permesso di accedere ad una tecnologia che poi si è rivelata fondamentale per la resa finale dei miei capi!

Grazie per aver condiviso con noi il racconto di questo progetto incredibile. Progetti per il futuro?

Per il futuro? Continuare a sperimentare costantemente, mettendo in discussione me stessa e la visione che ho della forma. Non fermarmi alle cose che a primo impatto mi convincono ma scavare, modificare fino ad arrivare a qualcosa di estremamente vicino alla mia identità.

Sono aperta a tutto ciò che possa aggiungere tasselli importanti sia alla crescita personale che lavorativa e progettuale.

In bocca al lupo, Gaia!

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